
La Nuova sensibilità per le Health Estate
13 Dicembre 2023
Età Scienza ed Economia – prima parte
13 Dicembre 2023A cura di Moreno Finamonti, Presidente dell’associazione “SOPHIA-UM”
L’invecchiamento è un fenomeno naturale che “inizia” intorno ai 35 anni. E’ determinato dall’insieme di modificazioni biologiche e psicologiche che si presentano nel corso della vita di ogni persona e che si manifestano con un progressivo deterioramento della capacità di adattamento all’ambiente.
Ogni individuo ha una sua età biologica che spesso non corrisponde alla sua età anagrafica, dimostrata dalla qualità dei suoi tessuti, organi ed apparati. Da quanto emerge in numerosi studi scientifici, l’età biologica risulterebbe strettamente legata al livello di stress ossidativo, cioè al quantitativo di radicali liberi attivi nell’organismo. I principali processi biochimici coinvolti nell’invecchiamento sono l’ossidazione, la glicazione e la metilazione; altri che rivestono una certa importanza sono le infiammazioni croniche e gli scompensi ormonali.
C’è poi la funzione dei geni. La carta d’identità genetica si sta sviluppando, oggi ci sono, infatti, test genetici predittivi. Lo 0.1% di variante può privilegiare una funzione piuttosto che un’altra. Le mutazioni genetiche, in effetti, sono anche la base per la salvaguardia della specie: un evento può spazzare via quasi tutti gli individui, tranne quelli che hanno certe varianti. E così l’umanità si evolve adattandosi, iniziando proprio dal cibo. Sulla nutrizione si gioca un’importante scommessa, chi mangia in modo sano ed equilibrato vive più a lungo.
Abbiamo anche avuto la conferma della teoria dell’ormesi: piccoli danni mettono in moto risposte adattative e ci rinforzano. Le mutazioni genetiche continuano a procedere, fin dal concepimento,e noi le accumuliamo; esse dipendono dall’ereditarietà e dall’ambiente. Ogni anno guadagniamo un trimestre in aspettativa di vita media.
Dobbiamo tutto ai progressi della ricerca scientifica ed è quindi, su questo fronte, che bisogna insistere e concentrarsi con ogni mezzo, diffondendo l’informazione in modo da ridurre confusione e pregiudizi. Insisto dicendo che oltre all’ausilio della scienza, è importante acquisire una disciplina per moderare lo stress ossidativo cellulare.insieme a quello mentale ed ambientale, ai quali siamo sottoposti in ogni momento.
E’ necessario lavorare sull’informazione per difendere la salute dell’uomo e diminuire l’incidenza delle patologie degenerative perché, ammesso riescano a convincermi personaggi autorevoli come Cicerone, l’avvocato per antonomasia e Francesco Antonini, il padre della geriatria italiana, che la vecchiaia non è poi così brutta, e che resta possibile e necessario qualificare ed estendere l’odierna aspettativa di vita 20-30 anni in tempi ragionevolmente brevi, il problema vero rimane il vivere a lungo ma in salute.
In Italia ed in tutti i paesi occidentali la popolazione sta progressivamente invecchiando ed entro dieci anni gli ultrasessantacinquenni saranno più di un terzo. Dov’è il paradosso/anomalia del nostro Paese? Nel fatto che la notizia dovrebbe essere appresa come un successo delle migliorate condizioni responsabili dell’ accresciuta aspettativa di vita, anziché provocare disagio e paura. L’invecchiamento della popolazione spesso viene visto come causa del degrado socio-sanitario ed infatti i sistemi sanitari europei non sembrano in grado di garantire un’assistenza adeguata, impreparati a fornire cure individualizzate ed integrate, sanitarie e sociali, necessarie per gli anziani e soprattutto ad una società che cambia. Il 2012 è stato dedicato dall’OMS allo sviluppo di programmi per l’invecchiamento attivo ed in buona salute: è qualcosa che orienta l’Europa nella prospettiva della preparazione al sostegno degli effetti dell’invecchiamento della popolazione. Cambia la società, deve cambiare la sanità, o meglio il sistema sanitario si deve adeguare con l’aiuto della ricerca e soprattutto delle sue applicazioni pratiche. Genoma, cellule staminali, biologia molecolare, esami di prevenzione sempre migliori, più accurati e meno invasivi.
Attualmente, infatti, l’aumento dell’aspettativa di vita comporta la necessità non soltanto di contenere i costi_ sanitari, ma anche di riorganizzare tutto il sistema sanitario non più adeguato. E ormai all’attenzione di tutti l’evoluzione demografica e sociale della struttura familiare italiana, non si tratta di cambiamenti in assoluto negativi, ma certamente di cambiamenti sostanziali; si vive più a lungo e si arriva alla vecchiaia in migliori condizioni di salute. Si dovrebbero vivere in modo compiuto le soluzioni per migliorare la qualità dell’abitare, favorire l’interazione con l’ambiente esterno, garantire la sicurezza e le buone relazioni che lungo l’arco della vecchiaia possono essere molteplici.
Avendo come tema centrale il superamento del disagio psicofisico che l’avanzare dell’età comporta relativo anche all’idea che gli edifici siano capaci di influire sul benessere psicologico, emotivo e fisico delle persone, il progetto si propone di annullare l’immagine istituzionale della classica struttura per anziani e realizzare un ambiente che favorisca l’inclusione sociale delle persone nel loro nuovo contesto di vita quotidiana. Si interviene sia sull’aspetto privato dei singoli alloggi, in cui la persona anziana, anche con lievi disabilità, può incidere personalizzando con i propri effetti creando la sua casa, sia sull’aspetto di comunità con spazi idonei per le attività di gruppo ed il rapporto con l’esterno per combattere le condizioni di disagio e solitudine. La volontà quindi, è quella di voler creare una residenza sociale dove l’anziano possa interagire con i coetanei e con il resto della società, attraverso un organismo architettonico aperto, ma che, nello stesso tempo garantisca adeguati livelli di privacy. Perché accanto a “quando si muore” ci deve pur interessare il ” come si muore”.



